Gli occhi di Manila

Wero è il ragazzo che ci ha ospitate a Manila, lavora la notte ed è uno dei “fortunati” perchè parlando bene l’inglese è riuscito a trovare lavoro in un call centre di una multinazionale americana che, come tante altre, ha aperto il servizio clienti nelle Filippine per ridurre i costi. Lavora orario americano, fuso orario americano, paga filippina, ma almeno ha due giorni liberi alla settimana.
Wero vive con altre tre persone, Flora che è riuscita a trovare lavoro per la stessa compagnia per la quale lavora Wero, Cathie che fa la Movie Producer, lavora 15 ore al giorno, 6 giorni su 7, finisce di lavorare, va a casa, si beve una birra e va a letto, la domenica riposa. In fine c’è Joseph che lavora per Google ed insegna ai nuovi arrivati il mondo di internet e come creare blog e siti.
Vivono in un appartamento minuscolo con due camere da letto e due letti, in fondo due lavorano di notte e due di giorno, non servono quattro letti.

Flora e Joseph

Sono tutti su couchsurfing, un sito grazie al quale ospitano persone da tutto il mondo, amano sognare le lunghe ferie che non avranno mai dai racconti degli ospiti, ma conoscono molto bene le Filippine perchè spendono tutti i loro soldi e le loro due settimane all’anno di vacanze girando nelle 7.107 isole filippine.
Sono felici perchè hanno un lavoro ed una casa.
La povertà a Manila c’è, e si vede ad ogni angolo, non si nasconde nei sobborghi fuori città, ma la noti ovunque anche nel quartiere finanziario.
I letti di molta gente sono un pezzo di cartone, i bambini sporchi senza scarpe ti chiedono una moneta o il succo di frutta che stai bevendo.
Manila è una città caotica che non si ferma mai, traffico ad ogni ora del giorno. La gente cerca di lavorare inventandosi qualsiasi cosa pur di tirare su qualche soldo, ma il problema è che non hanno molta inventiva o senso degli affari e spesso perdono tutta la giornata nella speranza di trovare qualche turista da fregare chiedendogli tre volte il prezzo del normale senza concludere niente, ritrovandosi a fine giornata senza nemmeno un pesos. Anche i bambini senza casa lavorano, raccolgono la spazzatura, la dividono e la rivendono, il valore della plastica è 12 centesimi di pesos al chilo, che equivale a 0,20 di euro.
Arrivare al porto di Manila dopo un’attraversata durata 19 ore da Coron, è stato impressionante: lungo tutto il canale che porta all’attracco palafitte in lamiera, ci siamo chieste come alcune di queste facessero a stare in piedi. Montagne di spazzatura lungo la riva, bambini in cima al cumulo o in mutande o nudi che si sbracciano per salutare la nave, gente in acqua a fare il bagno, in quell’acqua inquinata dallo sporco e dagli scarichi delle navi ed infine 20 o 30 zatterine costruite con del polistirolo con sopra bambini che remano a modi surf per raggiungere la nave non ancora attraccata, nella speranza che qualcuno gli lanci una barretta di cioccolato o una caramella.

PH Manila at ferry terminal (13)

Abbiamo chiacchierato con alcuni di questi bambini e gli abbiamo chiesto se non fosse pericoloso nuotare in quell’acqua nera a fianco ai motori di questi giganti dei mari, ci hanno detto che alcuni bimbi sono morti perchè non sapevano nuotare bene.
Moltissima gente viene a Manila da una delle tante isole per cercare fortuna e si ritrova a vivere nelle “favelas” senza più nulla, senza futuro, in una città sporca e grigia.

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