38° parallelo nord, il confine tra Nord e Sud Corea

Siamo a nord est del Sud Corea, in autobus direzione DMZ: confine militare tra Nord e Sud Corea.

Qui la storia è esposta sui muri di un museo, qui non si può entrare a piedi, bisogna registrarsi, firmare dei fogli, dichiarare che se vieni catturato e o sparato, la colpa non è del Sud Corea. C’è un controllo accurato all’entrata e all’uscita della zona protetta.

DMZQuesta area super sorvegliata è l’ultimo check point prima del confine attuale.

Per una guerra, che non era nemmeno la loro, la Corea è stato divisa in due. Il paese sotto assedio giapponese, per tutta la 2° guerra mondiale è stato al centro dei fuochi. Il popolo nipponico ha devastato questo luogo imponendo la loro religione, cultura, lingua, stravolgendo il sistema scolastico e bruciando libri ritenuti non idonei, per finire con l’uccisione di tutti coloro non favorevoli alla nuova legge. Era una terra comoda per il commercio e per questo contesa da molti.

Quando poi l’arrivo dell’esercito degli Stati Uniti nel sud del paese ha dato speranza di libertà, la Russia prendeva piede a nord.

La Corea, negli anni successivi, finì al centro della guerra fredda tra gli interessi degli Stati Unti e dell’Unione Sovietica. Per porre fine a tutto ciò gli USA decisero di lasciare una parte di terra alla Russia e tenersi così il sud.

Dal 1950 fino al 1953 le due zone separate dai diversi pensieri politici, hanno iniziato a combattersi tra loro e le famiglie, che ingiustamente erano state divise dal giorno alla notte, hanno iniziato a lottare per la riunificazione.
La guerra è stata un massacro per 3 anni, fino a che, l’armistizio del 1953, ha finalmente messo fine a questo calvario. Zona DemilitarizzataE’ stata creata una “zona cuscinetto”, la DMZ Zona Demilitarizzata: 54 km di filo spinato da est a ovest da Sokcho a Seul, 2 km di larghezza di terra di nessuno, di un naturale ecosistema, creatosi dalla mancanza totale di esseri umani per più di 60 anni.

Lungo la strada i militari sono ovunque.
Raggiungiamo la biglietteria della DMZ dopo un’ora di bus e una camminata di mezz’ora.
Dal ticket office al confine, circa 10 minuti di macchina, bisognava trovare un trasporto in quanto all’ostello ci avevano detto che erano stati sospesi gli shuttle bus e che la zona era proibita ai passanti, l’unica soluzione era fare l’autostop!!!

Mentre cerchiamo di capire come proseguire, un signore ci mima di scrivere i nostri nomi e la nostra età su un fogliettino. Lo seguiamo, montiamo sul minivan e pensiamo: “guarda bischeri quelli dell’ostello, vedi che c’era il mezzo per proseguire verso la DMZ!!!”

Famiglia che ci ha accompagnate alla DMZGiriamo con loro la zona protetta, come una grande famiglia passiamo i vari controlli militari. Ci portano ai due musei, al castello, al lago, e alla fine capiamo che non eravamo montate su un autobus turistico, bensì su un minivan con 6 coreani gentilissimi che alla biglietteria si erano offerti di portarci in giro assieme a loro.
Era un continuo offrirci da bere e da mangiare, ci hanno pure riportato a Sokcho. Non hanno nemmeno voluto che gli offrissimo la cena per ringraziarli e sono ritornati verso casa.
Insomma un’altra mitica giornata baciata dalla fortuna.

Giusto per rimanere in tema, per finire in bellezza, la sera a Sokcho camminando per le stradine del mercato del pesce cercando un posto dove mangiare, un tipo piccolino di nome Yeom, si offre di mostrarci un posto da lui consigliato.

Con lui attraversiamo un piccolo canale buio, con una barca trainata con un cavo, come quella di Caronte in direzione dell’inferno. Arriviamo dall’altro lato e apparentemente sembra tutto disabitato. Lo seguiamo attraverso i vicoli di questo villaggio che non era altro la zona dei rifugiati o meglio scappati dalla guerra, lui era uno di quelli, la sua famiglia era stata divisa, lui era riuscito a scappare con sua mamma, sua sorella e suo papà no, vivono ancora in nord Corea, o almeno è quello che lui crede.

Raggiungiamo il ristorantino famoso per il piatto tipico: calamaro ripieno tagliato a fette, cotto alla piastra con l’uovo, una delizia!

Parliamo tutta la notte del nord e del sud Corea, dell’esperienza incredibile che ci ha regalato la storia raccontata sui muri del museo e della meravigliosa famiglia incontrata.

Al termine della cena è stato davvero difficile pagare, voleva offrirci tutto solo per il piacere di aver condiviso la serata. Siamo riuscite a pagare noi a patto che ci potesse offrire almeno una bottiglia di Soju, una tipica bevanda alcolica coreana, fortissima!

Il nostro accompagnatore era un signore coreano desideroso di conoscere gente straniera per il piacere di condividere una esperienza particolare del suo paese, ci ha chiesto di raccontare cosa è accaduto, di raccontarlo alla gente, perché a suo parere ciò che è successo è stata una guerra silenziosa, della quale poche persone sono a conoscenza. Voleva trasmetterci il fatto che i coreani sono persone oneste, generose, che hanno tanta voglia di conoscere il mondo anche attraverso gli occhi dei turisti.

Alla fine della serata ubriachi siamo andate a dormire scambiandoci i contatti.

Con grandissima sorpresa la mattina seguente ci stava aspettando fuori dal nostro ostello, voleva regalarci due utilissimi kit da viaggio con shampoo, balsamo, crema per il corpo, spazzolino e dentifricio ed uno specchietto. Voleva salutarci ed augurarci buon viaggio!

Le persone a volte ti stupiscono tramite piccoli gesti e questo è meraviglioso, anche al 38° parallelo.

Militari vicino alla DMZ

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