Cosa significa cambiare vita.

18 mesi dopo.
Queste sono state le nostre tappe in ordine cronologico: Mosca, Transiberiana, Mongolia, Cina, Sud Corea, Giappone, Taiwan, Singapore, Malesia, Thailandia, Malesia, Australia, Nuova Zelanda, Fiji, Australia, Filippine, Thailandia, Myanmar, Thailandia, Vietnam, Cina, Tibet, Nepal, Filippine, Borneo.

Per 18 mesi indimenticabili siamo stati un perfetto e affiatato duo.

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Abbiamo riso e pianto insieme, abbiamo litigato e condiviso piaceri. Ci siamo compensate nella nostra completa diversità, ci siamo aiutate e spalleggiate. Abbiamo scattato fotografie, ammirato immagini indimenticabili e condiviso esperienze uniche.

Tra poco saremo due “uni“.
Per la prima volta scrivo un articolo con firma, un articolo al singolare.
Perché?
Parto.
Torno a casa, Ivana continuerà la sua avventura da sola in Asia o chissà dove.
In questi 18 mesi ci è capitato di essere intervistate da vari blog, che ci hanno chiesto cosa significa cambiare vita, o perché siamo partite; chi ci segue ci ha domandato come abbiamo avuto il coraggio di mollare tutto e andarcene.
Ora vi pongo io il quesito.
Viaggiare adesso è la mia vita, come faccio a decidere di cambiarla, ad avere il coraggio di mollare tutto  questo…e di tornare a casa?
Questo percorso mi ha regalato emozioni meravigliose, non solo perché ho visto posti incredibili e conosciuto persone fantastiche, anche perché credo di averlo affrontato con lo spirito giusto, quello di un’esploratrice.
Sand DunesHo goduto, ho assorbito ogni colore della natura, tutta la sua energia, ho respirato i venti di ogni stato, ho assaggiato i cibi più strani cercando di comprenderne i vari ingredienti. Ho ascoltato la gente parlare, raccontare le loro storie sentendomi parte della loro vita per un attimo. Mi sono seduta sul parapetto della grande muraglia cinese, ho camminato sulle sponde del lago Baikal in Siberia, il più profondo del mondo, ho visto la cima innevata del Mt Fuji in Giappone, ho percepito la tensione tra Nord e Sud Corea nella dmz zone, ho nuotato nei fiumi ghiacciati della Nuova Zelanda, fatto immersioni nelle Filippine, ho visto il tramonto sulla roccia rossa più famosa e immensa al mondo, Uluru nell’Outback dell’Australia, visitato la scuola buddista più grande al mondo a Sertar in Cina, scalato il Mt. Everest fino al campo base in Tibet e tanto altro.

Ho anche fatto volontariato in Vietnam, Nepal e Myanmar, ho imparato l’inglese, ho preso il brevetto da dive master, ho imparato alcune ricette locali e sono diventata un’esperta nel preparare gli gnocchi fatti in casa.
Durante questa avventura mi sono inventata lavori che mi hanno permesso di prolungare questa attraversata. Ho acquisito una forte capacità di adattamento.

Mi è capitato di condividere parti di questo viaggio con persone che a volte non mi davano l’idea di comprendere la fortuna che avevano nel poter viaggiare, persone che mi rispondevano “ho visto abbastanza torniamo indietro” o “non mi interessa vedere questa cosa” o “sono stanco di vedere templi, monasteri e stupe tanto sono tutti uguali”.
Come si fa a dire “non mi interessa”, a qualcosa di incredibilmente pazzesco come vedere il mondo?
Ritornando alla domanda posta all’inizio, come si fa a decidere di mollare uno stile di vita difficilmente conquistato e di tornare a casa?
Non lo so.

Fatto sta che il 3 febbraio 2015 ho un biglietto sola andata per tornare a casa, per ora!

(Ma non vi preoccupate, per voi continueremo ad uscire con un articolo nuovo ogni giovedì!)

Lola

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10 pensieri su “Cosa significa cambiare vita.

  1. Ciao mitica, Sono milanese come te, ho viaggiato in tanti , molti dei posti dove sei stata anche tu.
    li ho amati tutti, per bellezza fatiche e emozioni vissute.
    ho goduto, sofferto, riso e pianto grazie alla gente alla loro dolcezza asiatica
    … Se tornare ti fa bene, fallo, ma ora che hai le Ali mi sa che le radici ti serviranno per poco.
    Il viaggio continua, Saby

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  2. Che Meraviglia..Chissà quanto avrai dovuto faticare prima di intraprendere un viaggio cosí. Per potersi permettere tutto questo, saran serviti tanti soldi. Hai qualche consiglio da dare ,su quanto detto sopra, a chi volesse come te esplorare e girare per mondo? Buon ritorno e Buona fortuna!

    G.

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    • Avevo già messo da parte un po’ di soldi prima della partenza senza progettare un viaggio così, ma quello che mi é stato molto di aiuto sono stati i soldi della liquidazione, senza quelli onestamente non sarei andata da nessuna parte.
      E’ vero servono soldi, non siamo qui a fare quelle che convincono la gente a partire senza una lira, ma ne servono molti meno di quelli che pensi.
      C’e’ una regola che seguiamo: metti in una piramide le tue priorità.
      Se sai cosa vuoi, sai quello che spendi.
      All’inizio non riuscivo a rinunciare al caffè e a un posto letto pulito e profumato, all’inizio il budget era MOLTO alto e l’idea era quella di stare via solo 6 mesi. Con il tempo il budget si é dimezzato ed ora, dopo 18 mesi, ho trovato ciò che mi rende felice, se avessi finito tutti i soldi prima e se fossi tornata a casa dopo 6 mesi, ora probabilmente sarei a Milano a lavorare in un ufficio.
      Nel nostro viaggio non siamo fuori tutte le sere a bere birra e a fare festa con i viaggiatori incontrati, non fumiamo, non scegliamo hotel con bagno privato, non mangiamo cibo western, ma solo nei ristoranti locali.
      Se fai una vacanza chissenefrega di tutto ciò. Ma se fai un viaggio tutte queste cose contano.

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    • I primi mesi sono stati dedicati interamente al viaggio, infatti all’inizio il budget era un po’ più alto. Successivamente abbiamo trovato delle soluzioni per noi comode, tipo che quando ci piaceva un luogo e volevamo fermarci di più abbiamo fatto giardinaggio in cambio di vitto e alloggio, preparato le colazioni in un ostello in cambio di un posto letto, costruito un caffè per un centro di bambini orfani, insegnato inglese in scuole, organizzato i social network, i piani marketing e lavorato in un Dive Shop in cambio del corso da Dive Master.
      Diciamo che era uno scambio, loro davano a noi ciò che cercavamo e noi davamo a loro ciò di cui avevano bisogno. Bisogna adattarsi, capisco che non tutti lo farebbero, ma ognuno segue le priorità e per noi era viaggiare e conoscere.

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    • Facevo…ho mollato un lavoro a Milano nella moda, mi calzava troppo stretto e ho deciso di partire con Ivana. Ora dopo 18 mesi abbiamo trovato un posto dove fermarci un po’. Stiamo lavorando per questo Backpacker con annesso un Dive Shop, sistemando tutta la parte marketing, i budget, l’organizzazione interna e i social, in più’, ogni volta che ci sono clienti facciamo le Dive Master immergendoci in uno dei luoghi ritenuti tra i più belli al mondo per fare immersioni! 🙂

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  3. BEEEELLLISSSSIMOOOOOO! Ti aspettiamo tesoro! Si torna a casa per un abbraccio, per assaporare a pieno, dopo un lungo cammino, la profondità delle origini, ci si ricorda chi siamo… poi forse si riparte! Nulla è per sempre per un uomo…

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