La montagna degli 800 gradini.

la cimaEravamo ormai abbastanza allenate dopo un mese di camminate in Cina.

Aver fatto le terrazze di riso, scalato la muraglia cinese, visitato per ore ed ore tutte le città scoprendo ogni angolo di esse, ci dava la sicurezza di poter affrontare qualsiasi percorso, invece…

La mattina sveglia presto pronte a un incontro ravvicinato con la montagna degli 800 gradini a Sokcho in Sud Corea.

Vestite, colazionate, usciamo dall’hotel e vediamo che la pioggerellina passeggera si era trasformata in un diluvio universale.

Quel giorno si decide di rimandare per questioni metereologiche, ma il giorno dopo non c’erano scuse, il sole era alto e splendeva.

Entriamo nel Seoraksan National Park e già ci piace, circondate dal verde, profumo di pino, tra gli alberi si scorge il picco Ulsanbawi Rock, una roccia viva, un unico masso che spunta in verticale degli alberi.

Non sapevamo ancora che quello sarebbe stato l’ultimo nostro respiro, non sapevamo ancora che avremmo raggiunto la cima di quella roccia liscia, impossibile da scalare anche da uno scalatore esperto!

portadores sud coreano 800 gradini

Iniziamo il percorso, intono a noi era pieno di coreani professionisti con tutto l’equipaggiamento possibile e immaginabile: scarponcini da montagna, zainetto con apposita cannuccia per bere l’acqua, tutina tecnologica traspirante respirante di un colore sgargiante in tinta con il fularino per la gola, le scarpe, i calzettoni hi tech, il cappellino con tendina annessa per proteggere il collo dal sole, le bacchette per camminare e le mutande. Non abbiamo visto le mutande ma non potevamo dubitare della loro immacolata precisione.

Noi, ai piedi le fivefingers, abiti improbabili e zainetto dell’era di Carlo Cudega, decisamente non all’altezza di ogni altro scalatore.

oceano Durante tutto il tragitto la gente ci osservava, sorrideva…o rideva dipende dai punti di vista.

Abbiamo iniziato a chiacchierare con tutti.

La montagna continuava a salire, gradini bassi e lunghi. Avete presente quando costruiscono quei gradini che non sono lunghi quanto un passo, ma nemmeno due? Quello scomodissimo passo e mezzo?

Quelli ideati apposta da non so quale architetto ambientale, che non risultano per nulla pratici e sono decisamente stancanti da fare?

ivanaPiù di due ore e mezza così e già non ne potevamo più.

La luce faceva capolino tra le fitte fronde, la temperatura era piacevole, e la gente ferma per una sosta ci offriva la frutta e un posto a sedere.

I coreani sono le persone più gentili e generose conosciute in questo viaggio.

Passano 5 ore e iniziavamo ad essere un po’ stanchine, non si vedeva ancora un’uscita da quei fitti alberi, non riuscivamo a capire dove fosse la vetta.

Ormai avevamo perso il calcolo dei gradini e speravo si avvicinasse in fretta l’800esimo, quando ad un certo punto, vediamo un cartello.

“800 steps to reach the peak”.

Quello era l’inizio ufficiale della camminata degli 800 gradini! Non eravamo nemmeno a metà della fatica!

Gradini artificiali, costruiti dall’uomo a strapiombo sulla roccia viva, per permettere a chiunque di raggiungere la vetta, quella meravigliosa vista a 360°, la cima più alta di tutto il comprensorio e un vento incredibile da eliminare tutti i pensieri.

la vetta

La fatica ne è valsa davvero la pena, si poteva vedere il blu oceano pieno di onde e spuma bianca da un lato e i 2 km di confine tra nord e sud Corea dall’altro.

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