Un salto nelle terrazze di riso in Cina

Siamo arrivate all’inizio del cammino delle terrazze di riso a Longji in Cina con uno zaino di 18 kg, forse anche troppo!

Abbiamo percorso su e giù un’infinita scalinata per raggiungere il primo villaggio. Una fatica immensa, ma eravamo cosi eccitate ed emozionate che non ci siamo rese conto della stanchezza.

terrazze di riso Cina

Arrivate a Ping’an scopriamo che c’erano solo hotel per ricchi, non di lusso perché comunque lo standard è quello, ma costavano semplicemente tanto.

Ivana dice subito che non avrebbe mai pagato così tanto per un hotel in Cina, io vista l’energia con la quale l’ha detto non ho osato contraddirla.

Lei inizia a camminare abbastanza infuriata io la seguo, dopo 5 minuti di cammino si ferma e dice “te la senti di camminare?” “Ceeeerto, eh come no! Tanto abbiamo solo uno zainetto leggero leggero!” E iniziamo a camminare e a sudare, a sudare e a camminare!

Erano le 16:00 quando abbiamo lasciato il primo villaggio, ottimo orario per iniziare un trekking!! Il rischio di arrivare nel mezzo del nulla quando diventa buio mi rendeva davvero felice.

Dentro di me pensavo “che cazzata”, ma a volte è impossibile contraddire Ivana, così partiamo.

A metà strada iniziano a seguirci dei personaggi particolari: erano le donne con i capelli lunghi, appartenenti al popolo Yao.

Cercano di venderci la qualunque e si sciolgono i capelli che arrivano a toccare terra! Chiedendoci se per qualche soldo vogliamo scattare una foto con loro.

tribu delle donne di capelli lunghiIl loro inglese è limitato ai numeri e alle parole chiave come hotel, sleep, food, e money. Ogni tanto qualcuna dice cartolina e qualcun’altra braccialetto. Proviamo a chiedere quanto dista il prossimo villaggio, ma sembra che l’unica cosa che capiscono sia “no money”.

Inizia a farsi tardi ed io inizio ad aumentare il passo, non sono mai stata così veloce! Ci ridiamo su con Ivana perché di solito lei conduce la camminata, io le sto dietro chiedendo una pausa.

Dopo 2 ore di cammino le donne dai capelli lunghi tirano fuori il loro meglio con l’inglese ed iniziano a farci capire che loro hanno un hotel ed il costo è di 200 yuan a stanza, lo stesso che ci avevano chiesto 2 ore prima nell’altro villaggio!

Ivana risponde no money ed io inizio ad infuriarmi, ma sto zitta e cammino.

Dopo mezz’ora il prezzo era arrivato a 100 yuan, Ivana replica che il massimo che possiamo spendere è 40 (prezzo che di solito paghiamo per un ostello). Dopo un’ora il prezzo scende a 50 in aggiunta ci mettono 40 yuan di ristorante. La risposta di Ivana rimane sempre no money.

Le ore di cammino diventano 4, sono qualche minuto dopo le 20:00, buio pesto. Arriviamo nel villaggio e vediamo il loro hotel.distrutte dopo 2 giorni dicammino senza sosta

E’ ancora in costruzione, non è assolutamente di loro proprietà! I loro mariti sono i muratori che hanno terminato alcune camere per viverci con le loro famiglie nell’attesa di concludere i lavori. In quel momento stavano finendo la hall.

Entriamo, ci offrono una sedia e ci ripropongono 50 yuan per dormire, 40 per mangiare.

Guardiamo la condizione molto spartana, ultima offerta (anche se in realtà sarebbero stati loro a dovercela fare considerando che eravamo nel mezzo del nulla e fuori era completamente buio): 40 per la stanza, 20 per il cibo.

Accettano ed iniziano a cucinare.

La cucina: fuoco al centro della stanza con un pentolone sopra. Le donne iniziano a tagliare roba verde che avevano colto sulla via durante il cammino e a bollire riso.

Approfittiamo per darci una lavata dopo le 4 ore di cammino con 18 kg avevamo la maglietta da strizzare.

Il bagno: un secchio, un rubinetto con l’acqua direttamente dal fiume gelido e tanta puzza di un water mai lavato.

Dopo cena si presentano una serie di donne in quello che doveva essere l’hotel. Credo si fosse sparsa la voce nel villaggio di Zhongliu, eravamo diventate l’attrazione e il loro possibile ultimo guadagno della giornata. In pochi minuti tirano fuori tutta la loro mercanzia decisamente troppo quotata, capendo che non eravamo interessate a nulla, ci lasciano in pace e finalmente abbiamo la possibilità di andare a dormire dopo una giornata devastante di viaggio e cammino.

La stanza: un divano a letto kitsch ancora incellofanato che sapeva di umido e di polvere.

Ci sdraiamo e cerchiamo di dormire, l’indomani alle 5 la sveglia, per vedere una delle albe più belle e sensazionali mai viste prima, in cima alle terrazze di riso dove i colori saturi sembrano irreali visti solo nei film fantasy.

Arriviamo all’ultimo villaggio Dazhai nel primo pomeriggio, stanche da una nottata in bianco e dalla lunga camminata, felici, entusiaste di quello che avevamo appena compiuto. Ivana con un sorriso in più per essere riuscita ad ottenere il prezzo migliore. Io orgogliosa di me per non esserle andata contro e aver fatto l’esperienza che poi risulterà la più bella di tutto questo strepitoso viaggio.

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